Se si parla di trasformazione digitale, cyber security e continuità operativa, spesso si tende a pensare esclusivamente a software, reti e infrastrutture cloud. C’è, invece, anche un elemento tanto strategico quanto frequentemente sottovalutato: la sicurezza fisica della Server Room.
Una Server Room, o CED (Centro Elaborazione Dati), non è solo una stanza con degli armadi rack. È il punto in cui convergono la continuità operativa di un’azienda, la protezione dei dati e, sempre più spesso, la conformità a obblighi normativi ben definiti. Un’interruzione di servizio, un incendio, un guasto elettrico o un accesso non autorizzato possono tradursi in perdite economiche significative, danni reputazionali e blocchi operativi.
Si tratta del cuore tecnologico di un’organizzazione, eppure la progettazione di questi ambienti viene ancora affrontata con un approccio frammentario: un climatizzatore aggiunto in un secondo momento, un estintore scelto senza troppa attenzione, un cablaggio via via stratificato nel tempo.
Il risultato è un’infrastruttura che sembra protetta, ma che in realtà espone l’azienda a rischi concreti: fermi macchina, perdita di dati non recuperabili, sanzioni per non conformità. Vediamo quali sono gli errori più frequenti e, soprattutto, come una progettazione strutturata li elimina alla radice.
1. Sottovalutare i parametri ambientali
Le apparecchiature informatiche operano in condizioni ambientali estremamente specifiche. Temperatura e umidità non sono un dettaglio da sottovalutare: sono la prima causa di guasto dell’hardware. Un server che lavora costantemente sopra la soglia termica ottimale riduce affidabilità e vita utile, accumula errori e può andare in blocco.
Il problema non è solo mantenere una temperatura media accettabile, ma garantirne la stabilità continua, 24 ore su 24, indipendentemente da stagione, affollamento della sala o carico di lavoro dei sistemi. Per questo, il raffreddamento non è una componente accessoria, ma critica dell’infrastruttura.
Una progettazione professionale deve prevedere:
- sistemi HVAC dedicati;
- monitoraggio continuo di temperatura e umidità;
- gestione dei flussi d’aria calda e fredda;
- ridondanza degli impianti di climatizzazione;
- predisposizione per future espansioni del carico termico.
Anche il layout fisico assume un ruolo determinante: la disposizione dei rack, la presenza di pavimenti sopraelevati e la separazione dei flussi consentono di ottimizzare l’efficienza energetica e ridurre il rischio di surriscaldamento delle apparecchiature.

La qualità dei materiali certificati determina la sicurezza della server room
2. Scegliere un sistema antincendio non pensato per l’elettronica
Gli incendi sono una delle minacce più critiche per una Server Room.
L’errore più diffuso consiste nell’applicare soluzioni antincendio pensate per ambienti tradizionali, utilizzando sistemi di spegnimento che possono provocare danni maggiori rispetto all’incendio stesso.
Un impianto sprinkler ad acqua o un estintore a polvere possono anche essere conformi alle norme edilizie generali, ma su un CED producono un danno pari, se non superiore, a quello di un incendio: acqua e polvere compromettono irrimediabilmente schede, contatti e supporti dati.
Le sale server richiedono sistemi di protezione specifici, che comprendano:
- rilevazione precoce di fumo e calore;
- compartimentazione certificata;
- sistemi di spegnimento automatico con agenti puliti o gas inerti;
- porte e chiusure certificate resistenti al fuoco;
- sistemi di evacuazione e controllo dei fumi.
In Italia, la progettazione antincendio deve rispettare il Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 3 agosto 2015), oltre alle normative specifiche per i sistemi di rivelazione e protezione antincendio, tra cui la UNI 9795 e gli standard europei applicabili.
C’è anche un secondo livello di errore, meno visibile ma altrettanto critico: pensare che basti costruire un locale con pareti REI 90 o EI 120 per considerarlo “a norma per il CED”. La resistenza al fuoco strutturale, quella richiesta dalle norme edilizie generali, garantisce che le pareti reggano il fuoco per un tempo definito, ma non dice nulla su quanto sale la temperatura e l’umidità all’interno durante l’incendio. Per un archivio cartaceo può essere sufficiente restare sotto i 170°C. Per server, storage e supporti dati, la soglia critica è molto più bassa: la norma di riferimento specifica, la EN 1047-2, è proprio quella che classifica i locali dati in base alla loro capacità di mantenere temperatura e umidità interne entro limiti compatibili con la resistenza dell’hardware, non solo della struttura. È una distinzione tecnica che fa la differenza tra un locale “resistente al fuoco” sulla carta e uno realmente progettato per proteggere ciò che contiene.
Per questo motivo, sempre più aziende scelgono di realizzare la propria Server Room all’interno di locali ignifughi certificati, progettati per garantire resistenza al fuoco, isolamento termico e continuità operativa anche in situazioni di emergenza. Le soluzioni modulari consentono oggi di realizzare ambienti dedicati, configurabili e certificati fino a EI90, riducendo significativamente il rischio operativo.
3. Non prevedere ridondanza energetica
Molte Server Room vengono progettate per funzionare in condizioni normali, ma non per resistere agli eventi straordinari.
Un blackout, anche breve, in assenza di un gruppo di continuità (UPS) dimensionato correttamente o di un generatore di backup, può significare lo spegnimento dei sistemi, con conseguente rischio di corruzione dei dati e danni all’hardware per lo shutdown improvviso. La ridondanza energetica è una condizione minima di continuità operativa per qualsiasi CED, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda.
Una progettazione professionale deve prevedere quindi:
- gruppi di continuità UPS ridondati;
- sistemi di alimentazione alternativi;
- generatori di emergenza;
- doppie linee di distribuzione elettrica;
- sistemi di backup e disaster recovery;
- monitoraggio continuo delle infrastrutture.

La progettazione di un locale ignifugo come serve room parte dall’analisi dei rischi e da un progetto completo
4. Layout e cablaggio approssimativi
Percorsi separati per cavi di alimentazione e cavi dati, spazio sufficiente per il ricircolo dell’aria, eventuali pavimenti sopraelevati per la gestione ordinata degli impianti: sono scelte progettuali che, se trascurate in fase iniziale, diventano poi difficili e costose da correggere.
Un cablaggio disordinato non è solo un problema estetico e funzionale: aumenta il rischio di interferenze elettromagnetiche, complica la manutenzione e rallenta l’intervento in caso di guasto, proprio quando la rapidità di risposta conta di più.
5. Sicurezza fisica e controllo accessi lacunosi
Nella sicurezza informatica spesso si dimentica che la prima barriera di protezione è sempre quella fisica. Un CED protetto dal punto di vista impiantistico ma accessibile a chiunque all’interno dell’azienda è un ambiente vulnerabile. L’accesso non tracciato e non autorizzato espone l’infrastruttura a manomissioni, errori umani e, nei casi più critici, ad azioni dolose.
Un controllo accessi elettronico, con log degli ingressi e autorizzazioni differenziate per ruolo, è oggi uno standard minimo di sicurezza. Nelle infrastrutture più critiche, questo livello di controllo si integra spesso con una centrale operativa che presidia accessi, allarmi e videosorveglianza in un unico sistema coordinato.
La progettazione deve quindi prevedere:
- controllo accessi avanzato;
- sistemi di videosorveglianza;
- porte certificate;
- compartimentazioni di sicurezza;
- registrazione e tracciabilità degli accessi;
- protezione fisica delle infrastrutture critiche.

Dettagli che fanno la differenza: porte certificate per locali ignifughi
Il quadro normativo di riferimento per Server Room e CED
La progettazione antincendio di questi ambienti si muove all’interno del Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 03/08/2015), che classifica i CED e le sale server tra i locali a rischio specifico (categoria TT1): ambienti, cioè, in cui la presenza significativa di apparecchiature elettriche ed elettroniche richiede misure di prevenzione dedicate, distinte da quelle di un locale generico.
A questa base si affiancano altre norme tecniche rilevanti:
- UNI 9795, che definisce progettazione, installazione ed esercizio dei sistemi fissi automatici di rivelazione e segnalazione allarme incendio.
- EN 54, serie di norme che regola i componenti dei sistemi di rivelazione e segnalazione.
- EN 16750, che specifica i requisiti dei sistemi di protezione antincendio dedicati ai data center.
- EN 1047-2, come accennato, la norma che classifica specificamente i locali dati in base alla protezione garantita a temperatura e umidità interne durante un incendio – il riferimento più corretto quando l’obiettivo non è solo salvare la struttura, ma anche quello che contiene.
Conoscere e applicare correttamente queste norme, spesso in combinazione tra loro, richiede competenza tecnica specifica: è la ragione per cui la progettazione di una Server Room non dovrebbe mai essere trattata come un’appendice di un più ampio progetto edile o impiantistico.
L’analisi dei rischi preliminare: il vero punto di partenza
Prima ancora di scegliere materiali e impianti, una progettazione seria e completa parte da un’analisi dei rischi strutturata, che nelle organizzazioni più complesse si integra con framework consolidati come la ISO/IEC 27001. Questa analisi dovrebbe rispondere ad almeno tre domande:
- Valutazione del sito. L’edificio che ospiterà il CED è esposto a rischi di allagamento, infiltrazioni, sismicità o prossimità ad attività pericolose?
- Impatto di business. Quanto costa, in termini economici e reputazionali, un fermo macchina di un’ora? Di un giorno? Questa stima è alla base della definizione del Recovery Time Objective (RTO), il tempo massimo tollerabile di interruzione.
- Minacce fisiche ed esterne, Quali eventi – incendio, guasto impiantistico, intrusione – sono realisticamente più probabili per quella specifica struttura, e con quale livello di gravità?
Solo a partire da queste risposte è possibile dimensionare correttamente resistenza al fuoco, ridondanza energetica e livello di controllo accessi, evitando sia il sottodimensionamento sia gli investimenti sproporzionati rispetto al rischio reale.
Perché conviene affidarsi a un partner unico per un progetto chiavi in mano
I cinque errori descritti raramente nascono da negligenza: derivano più spesso dalla frammentazione. Impresa edile, elettricista, fornitore di climatizzazione, installatore di sistemi antincendio: quando ogni fase è affidata a un interlocutore diverso, senza una regia unica, le responsabilità si diluiscono e le incongruenze tra un impianto e l’altro diventano quasi inevitabili. Un approccio frammentato che genera criticità progettuali, ritardi, costi aggiuntivi e difficoltà nella gestione delle certificazioni.
Affidarsi a un partner specializzato in grado di seguire il progetto dall’analisi dei rischi alla consegna chiavi in mano offre vantaggi che vanno oltre la semplice comodità:
- Un singolo interlocutore per tutte le fasi, dalla progettazione alla certificazione finale, con una responsabilità chiara e tracciabile.
- Conformità normativa garantita, evitando le incongruenze che nascono quando più fornitori lavorano su standard diversi o non coordinati tra loro.
- Continuità operativa effettiva, grazie a soluzioni pensate per l’elettronica fin dall’inizio, non adattate in un secondo momento.
- Scalabilità, con un dimensionamento di spazi, raffreddamento e alimentazione che tiene conto della crescita futura dell’infrastruttura IT.
È questo l’approccio con cui in Hartmann Tresore Italia progettiamo i locali ignifughi destinati a Server Room, CED e archivi critici: pareti prefabbricate certificate, resistenza al fuoco fino a 90 minuti, configurazione modulare pensata per adattarsi alla struttura esistente, con un’attenzione specifica alla protezione dei sistemi elettronici e non solo dell’involucro edilizio. Ogni progetto nasce da un sopralluogo e da un’analisi delle esigenze reali del cliente, non da una soluzione standard applicata a prescindere dal contesto.
L’esperienza nella progettazione di locali ignifughi, ambienti ad alta sicurezza e infrastrutture critiche consente di sviluppare Server Room realmente capaci di garantire protezione, continuità operativa e conformità normativa nel lungo periodo.
La sicurezza di una Server Room si progetta prima dell’emergenza
Progettare una Server Room a prova di errore significa considerare contemporaneamente parametri ambientali, sistema antincendio dedicato all’elettronica, ridondanza energetica, layout funzionale e sicurezza degli accessi. Il tutto all’interno di un quadro normativo preciso e a partire da un’analisi dei rischi reale e su misura.
Investire in una progettazione professionale vuol dire prevenire i rischi prima che si trasformino in emergenze.
È quindi essenziale scegliere un partner esperto, capace di seguire il progetto dall’idea alla consegna: richiedi una consulenza per il tuo progetto di locale ignifugo con i nostri specialisti. Non reagire agli eventi, prevedili con la professionalità giusta.




